Piotr Hanzelewicz, un percorso laborioso. Istituto polacco di Roma 24 Aprile – 7 Giugno 2013

veduta dei contributi 2013, foto courtesy Marta Sputowska

Piotr Hanzelewicz, Open Call Crowd-funding, veduta dei contributi, 2013, foto courtesy Marta Sputowska.

 

Laborioso laborioso laborioso, è una citazione tratta dal testo Ghiaccio-nove di Kurt Vonnegut ed è il titolo della mostra dell’artista polacco Piotr Hanzelewicz curata da Franco Speroni presso l’Istituto polacco di Roma.

http://youtu.be/uDFrltMDN7M

L’esposizione ruota attorno al concetto di laboriosità, suggerendo possibili percorsi in merito al rapporto arte e denaro, un binomio discusso, del quale non sembra esserci via di scampo. Una bellissima definizione è suggerita da Georg Simmel e puntualmente riportata nel catalogo della mostra: “Il denaro non è che il ponte verso valori definitivi, ma su un ponte non è possibile avere dimora”; dove per denaro s’intende un riparo in realtà incerto e labile e che solo a posteriori è possibile rendersene conto. Una fantastica utopia.

Laborioso laborioso laborioso ha inizio nella grande sala espositiva dell’Istituto, dove sulla sinistra trovano posto una serie di riproduzioni/personalizzazioni di banconote Euro. Questa raccolta è il frutto di un’operazione di crowd-funding ideata da Piotr Hanzelewicz, che secondo precise disposizioni chiedeva ai sostenitori di donare alla mostra una banconota personalizzata, di valore pari al tempo impiegato per la realizzazione del lavoro.
Come il detto “ il tempo è denaro ”, così il partecipante crea e diventa parte costituente dell’opera collettiva, un’opera pensata dall’arista con l’idea di mettere in relazione i partecipanti laboriosi con il suo progetto. L’invito alla partecipazione del fruitore, è evidenziato inoltre dalla visita guidata della mostra, quest’ultima elemento fondamentale dello studio dell’artista che racconta al visitatore il progetto e il percorso espositivo.
Nella parete centrale della sala un’installazione che da titolo alla mostra, Laborioso laborioso laborioso. L’opera, un tessuto di monete da un centesimo rivestite in gesso ceramico, domina la parete. La moneta non si riconosce più e diventa un’indefinita parte del tutto, scompare la sua interezza e dunque il suo valore d’uso. Avvicinandosi all’installazione, notiamo che la disposizione delle monete ricorda molto la forma dei nidi delle api, insetti la cui laboriosità è universalmente riconosciuta. Scriveva S. Ambrogio nei Proverbi a proposito delle api e della loro ricchezza: il miele, allegoria biblica del sapere. « Va’ dall’ape e impara come è laboriosa…pur essendo debole per forza, eccelle per aver onorato la sapienza». Quest’installazione si ricollega ad un’altra posta nella parete difronte, Arnia da osservazione, riproducente questo luogo di lavoro oserei dire sacro e misterioso delle api, entro la quale sono custodite altre monete da un centesimo. Un tesoro ben conservato dall’artista.

Il tema del viaggio è suggerito dalle banconote stesse, dalle loro immagini di acquedotti e ponti che, ricollegandoci a Simmel, riconducono ad una costruzione ideale qui riprodotta in mostra sulle vetrate del corridoio dell’Istituto polacco di Roma, la città dai tanti ponti. Questo Paesaggio ideale (€5), è un ulteriore lavoro site specific di Piotr Hanzelewicz : il ponte immaginario riprodotto nelle oramai vecchie 5 euro.

grafite su carta da lucido, opera site-specific. dim. 300x880 cm. foto courtesy di Marta Sputowska

Piotr Hanzelewicz,Paesaggio ideale(€5), grafite su carta da lucido, opera site-specific. dim. 300×880 cm. foto courtesy Marta Sputowska.

 

 

Lo scambio, il circolo del denaro è anche fonte di desiderio. Nel momento in cui si getta una qualsiasi moneta all’interno di una fontana, il valore di quel pezzo di metallo svanisce per cedere il posto al sogno. Ne Il pozzo dei desideri (1 eurocent), installazione di carattere sprezzante ed ironico, si rovescia questo nostro automatismo. Al visitatore è chiesto di gettare una moneta da un centesimo in cambio di un desiderio, valore stabilito dall’artista. Ma nel momento in cui noi realizziamo un sogno, questo perde la sua ragion d’essere e si corrompe, svanisce come il valore delle monete rivestite in gesso ceramico.

Tutti almeno una volta nella vita siamo stati col naso all’insù per veder scoccare una stella ed esprimere un desiderio, ma da dove deriva il desiderio? In soccorso ci viene l’etimologia di stelle, dal latino sidera. Guardare, aspettare, sognare.

Il passaggio dall’astratto al materiale, dalla commutazione del sogno in denaro o viceversa, è ancora una volta riproposto nella mostra. L’Euro è una moneta studiata per essere perfetta, non riproducibile e proprio come un desiderio, al suo interno custodisce un segreto: la costellazione di Eurione. Stiamo parlando di una serie di punti riprodotti sulla banconota e giustapposti per evitare la falsificazione della cartamoneta per preservarne l’unicità. Piotr Hanzelewicz gioca su questa proprietà dell’Euro a molti sconosciuta, realizzando nell’ultima sala della mostra Planetario di EURione, opera site specific che funge da chiusura dell’ esposizione. La volta celeste vede riprodotte svariate costellazioni di Eurione, piccoli buchi nel legno che potrebbero essere stelle e da dove la luce riesce a filtrare.

installazione site-specific, 2013, foto courtesy Marta Sputowska

Piotr Hanzelewicz, Planetario di EURione, installazione site-specific, 2013, foto courtesy Marta Sputowska.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il percorso termina in bellezza con Quello che resta del fuoco (il y à la cendre), l’arnia dell’artista dalla quale sono state create le parti della mostra e da dove il miele è stato in parte prodotto per la riuscita del racconto.

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