Mi ricordo Cézanne

Mi ricordo Cézanne
Emile Bernard
Edizione 2011
Skira
Pag. 97

Una sera turchina d’estate, andando per sentieri tracciati nei campi di grano, ho incrociato l’anima nomade di Rimbaud e ho provato a seguirla, ma confesso che aveva un ritmo insostenibile per me.
Così ho continuato a camminare lungamente per la mia strada fino a giungere ai piedi della montagna Sainte-Victoire che domina Aix-en-Provence.
Il posto era quello giusto e notando che ormai già stesse albeggiando, scelsi un buon punto dove riposare un poco per aspettare che il sole si facesse alto.
Una leggera brezza profumata di pini mi svegliò dolcemente appena in tempo per scorgere due figure di uomini avvicinarsi. Li riconobbi e sorrisi nel vederli parlare appassionatamente di pittura.
Quei due signori altri non erano che Paul Cézanne (1839-1906) ed Emile Bernard (1868-1941).

 

Siamo nel 1904 e  Bernard di ritorno dal soggiorno in Egitto decide, una volta sbarcato a Marsiglia, di realizzare un sogno che accarezzava da vent’anni: incontrare il maestro provenzale che aveva orientato tutta la sua vita di artista. Cézanne, da buon assolutista che era, nel frattempo si era votato anima e corpo ad una ricerca perpetua per trovare “ il perfetto equilibrio fra l’imitazione del vero e la soggettività”. Tanto che Bernard in una sua riflessione affermò che Cézanne più che un pittore era la pittura stessa diventata vita.

In una esistenza così serrata è incredibile che Cézanne, misantropo per eccellenza,  apra uno spiraglio e prenda a ben volere il giovane collega. Ma l’imprevedibile avviene e noi abbiamo la fortuna di poter leggere questo libricino che è una testimonianza preziosa sulla concezione pittorica dell’artista.
Tuttavia il terzo principio della dinamica afferma cha ad ogni azione corrisponde una reazione pari e contraria. Così a fronte di una ricerca monasticamente complessa, “trattare la natura con il cilindro, la sfera, il cono” per raggiungere una sintesi delle forme, per reazione abbiamo delle pagine ricche di una calorosa umanità che commuovono grazie alla loro semplicità.  Proprio questo permette di scoprire un segreto nascosto nella corposità dei colori dei quadri di Cézanne.

Leggere per credere, la vita alla fine è più semplice di quello che noi uomini crediamo che sia.

E’ un libro rassicurante e in tempi complessi come quelli che oggigiorno viviamo ogni tanto non fa male avere esempi come questi: “Parva sed apta mihi”; è una piccola cosa ma è adatta a me!

P.S.:
Di Cézanne si sa tutto o quasi. Quel che non si conosceva lo si può leggere nel libro citato sopra. Riguardo ad Emile Bernard la questione è differente. Il tempo, che è sempre galantuomo, in questo caso è più lento del previsto a riconoscere in lui l’onore che gli spetta. Bernard, anima ricca, nacque a Lilla nel 1868 ma visse a Parigi in periodi alterni.
Appena diciottenne si recò a Pont-Aven ma l’esperienza fu deludente. Riproverà due anni dopo, nel 1888, e lì infiammerà la pittura contemporanea con il quadro “Donne bretoni su un prato verde” e il suo rapporto amicale con Gauguin che dopo quell’evento divenne il suo arci nemico. Nel frattempo stringe amicizia con Van Gogh, Toulose-Lautrec e Anquitin.
Come tutti gli spiriti ruggenti ebbe una vita intensa, viaggiò molto in oriente e nei paesi del mediterraneo. Dipinse e scrisse molto (fondò riviste e redigette saggi sulla pittura) ebbe due mogli e molti figli. E’ quello che si potrebbe definire un’interessante conoscenza.

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