Le storie di Confusioni, da Alan Ayckbourn ad Alessandro Londei

Il 30 novembre 2013 abbiamo assistito alla rappresentazione teatrale dello spettacolo “Confusioni” di Alan Ayckbourn e messo in scena dal regista Alessandro Londei al Teatro Trastevere (Roma) dal 14 novembre al 1 dicembre. I cinque attori protagonisti, Brunella Caronti, Mario Focardi, Alberto Mosca, Gabriella Petti, Doriano Rautnik si sono alternati in cinque diverse esilaranti situazioni collegate dal tema dell’incomunicabilità contemporanea.

“Uno può anche parlare con se stesso.”

Questa è l’ultima emblematica battuta sul copione dello spettacolo “Confusioni” scritto da Alan Ayckbourn nel 1974 e divenuto un classico del teatro brillante inglese. Le sue numerose opere teatrali sono state tradotte in più di 35 lingue e vengono ancora oggi costantemente rappresentate in tutto il mondo. Recentemente abbiamo assistito ad un adattamento italiano del testo, messo in scena al Teatro Trastevere a Roma per la regia di Alessandro Londei.

Nel video che vi proponiamo il regista e tre tra i protagonisti dello spettacolo, ovvero Alberto Mosca, Mario Focardi e Brunella Caronti, ci raccontano la loro esperienza.

Oltre che regista, Alessandro Londei è musicista ed è stato la voce della trasmissione di Rai tre “La Grande Storia”. Con lo spettacolo “Non oltrepassare la linea gialla!” di R. Braida (2004) ha vinto il premio per la Miglior Regia presso il Teatro Tor di Nona di Roma. È fondatore e presidente dell’Associazione Culturale “Lo Spettacolo Continua”.

Ayckbourn per far funzionare lo spettacolo, che solo apparentemente è eterogeneo come tono, collega le scene utilizzando personaggi curiosamente ricorrenti. Una donna intrappolata dalla maternità tratta gli altri come bambini da educare. Nella scena successiva il marito tenta di sedurre invano delle ragazze in uno squallido hotel. Terza scena, in un ristorante due coppie in piena crisi coniugale. Nella quarta una festa di un gruppo scout con imprevisti esilaranti e infine nell’ultima un finale in cui cinque personaggi soli ci mostrano un finale in cui trionfa l’incomunicabilità vista in chiave umoristica e metaforica.


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