Italia-Iraq, Il linguaggio universale dell’arte

Italia-Iraq, Il linguaggio universale dell’arte
10 – 20 Febbraio 2013
Palazzo Primavera
via Giordano Bruno, Terni

 

Domenica 10 Febbraio alle ore 16:30, presso Palazzo Primavera di Terni, si è svolta l’inaugurazione della mostra d’arte contemporanea  ”Italia-Iraq” a cura di Emidio di Carlo e Claudia Bottini. L’evento coglie a pieno il fine degli “Eventi Valentiniani” di Terni, in cui è inserito, ovvero l’arte come strumento di dialogo internazionale e di testimonianza dei valori universali.

 

 

L’importanza dell’arte come linguaggio universale tra due culture apparentemente distanti ma unite da una forte spiritualità è il filo conduttore dell’esposizione.

Jaber Alwan, Fuad, Resmi Al Kafaji, Valentina Angeli, Angelisa Bertoloni, Rossana Moretti e Cecilia Persigilli con tecniche e linguaggi diversi riescono a cogliere questa spirtualità che, come sostiene la curatrice Claudia Bottini, “attraversa i secoli dentro una comune tensione. La creatività va oltre un determinato stile e oltre la falsa dicotomia Occidente e Oriente: cogliere questo concetto fa comprendere meglio la spiritualità, la forza e la bellezza delle loro opere.”

L’intervento dell’Ambasciatore dell’Iraq presso la Santa Sede Habeeb Mohammed Hadi Ali Al Sadr si rivela prezioso per capire l’originalità e le radici dei tre artisti iracheni esposti, a tal proposito dice “Questi artisti erano destinati a riunire le loro profonde ferite, i loro sogni innocenti, i loro bagagli pieni di colori e immagini per liberarli come colombe bianche negli spazi del Santo Padre per dissolvere nel Tevere il contenuto dei loro sinceri pensieri. Ed ecco i loro pennelli e scalpelli che con il prezioso inchiostro iracheno e i colori della bellezze italiana sono pronti a dar vita ad una nuova creazione: il quadro della pace, della moderazione e della convivenza”.

Conclude la conferenza la dott.sa Claudia Bottini, che ha saputo cogliere  con essenzialità, ma anche con grande sensibilità e perizia, gli aspetti  salienti  dell’operato di ogni artista e  tradurli in parole:

Il colore di Valentina Angeli non è materia ma luce che si diffonde e fa crepitare il quadro, un pulviscolo luminoso sospeso nell’atmosfera. La folgorante luce dei suoi eterni paesaggi arborei ha la stessa intensità dei dipinti di Jaber Alwan. Scene drammatiche ed intense che si aprono alla speranza grazie al bagliore delle vesti bianche, come nel  3 maggio1808  di Goya, dove la luce dalla camicia bianca del fucilato squarcia il buio e diviene simbolo della rivolta contro la crudeltà delle esecuzioni in massa del popolo.
Ecco che allora il Notturno a Bagdad di Cecilia Piersigilli si apre alla luce, una nuova alba dopo i bombardamenti. Non a caso le sue vedute, sono state definite un vero e proprio inno di lode alla luce.
Guizzi luministici che esprimono le vibrazioni dell’animo e le insicurezze interiori, come il mondo in crisi che lo circonda, sono nell’opera di Resmi Al Kafaj, che crea modulando il bianco e il nero. Una disposizione spirituale oltre che tecnica, la più adatta a sviluppare sovrapposizione e intrecci della scrittura araba o rappresentare ondulate colline punteggiate d’alberi a perdita d’occhio.
Quasi una pittura segnica, dove ogni forma è emblema di un universo sospeso tra cielo e terra; un sogno, rappresentato grazie al forte contrasto di chiaro e scuro, come nelle opere di Angelisa Bertoloni.
La ballerina di Angelisa esce dal buio, la luce è la vita e la rosa ne è la sua più bella manifestazione. La natura mette in movimento una forza invisibile e profonda che anima passi di danza energici ma soavi. Le ballerine illuminano la scena e i suoi intonaci su tavola esprimono un universo intriso di forze viventi.

La luce è simbolo di Dio e nelle icone e nei dipinti religiosi è con l’oro che si rappresenta la luce stessa di Dio. Rossana Moretti sceglie questa raffigurazione nata in Oriente per far diventare contemporanea un’arte che dal V secolo a oggi rende immediatamente percettibile lo splendore di Dio e mostra ai sensi ciò che nessun occhio umano vedrà mai.
La rappresentazione metaforica della luce che è Dio non sfugge nemmeno allo scultore Fuad Ali Aziz. La sua Pace è una colomba posta sul capo di una figura umana ”Poichè le guerre, come si legge nella Costituzione UNESCO del 1947, cominciano nelle menti degli uomini ed è nelle menti degli uomini che si devono costruire le difese della Pace. “

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