Il corpo solitario nell’autoscatto fotografico. Libro+mostra

 

Il corpo solitario nell’autoscatto fotografico. Libro+mostra
a cura di Giorgio Bonomi
21 febbraio – 2 marzo 2013
Centro Luigi Di Sarro
via Paolo Emilio, 28 Roma

 

Giovedì 21 febbraio, presso il Centro Luigi Di Sarro a Roma, si è svolto un duplice evento firmato Giorgio Bonomi. In occasione della presentazione del suo ultimo libro Il corpo solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea, Editore Rubbettino che in più di 400 pagine, tutte a colori, esamina oltre 700 artisti di tutto il mondo, a partire dagli anni Settanta, si è inaugurata una mostra che espone alcune delle opere analizzate nel volume.

 

 

Curare, nel significato di prendersi cura di qualcosa o qualcuno è quanto di più ammirevole si possa fare, soprattutto se lo si fa con passione e devozione. E quando un curatore, nel mondo dell’arte contemporanea, lo fa seguendo alla lettera la definizione del dizionario, allora il successo è assicurato!

Mona Lisa Tina, Human n.2, 2009

Mona Lisa Tina, Human n.2, 2009

Questa è la storia dell’ultima performance di Giorgio Bonomi, critico, curatore e saggista, che in quest’occasione ha deciso di prendersi cura della fotografia nella sua precisa declinazione dell’autoscatto. In 400 pagine l’autore racconta la pratica artistica attraverso più di 700 artisti che l’hanno eletta come parte della propria ricerca in una dimensione temporale che dagli anni Settanta arriva ai giorni nostri travalicando nazioni e continenti. In una successione di ben sette capitoli l’autoscatto viene raccontato in tutte le forme possibili attraverso le quali può realizzarsi e si è realizzato nel tempo. Una riflessione sul sé e sulla propria identità messa allo specchio, in prevalenza femminile – ci dice l’autore – una sorta di autonarrazione narcisistica ma anche di profonda riflessione intima e solitaria.

Ma l’indagine di Giorgio Bonomi non si ferma alla pubblicazione del libro Il corpo solitario. L’autoscatto nella fotografia contemporanea  e supera i confini bidimensionali della pagina scritta, trasformandosi in esposizione. Una mostra itinerante e sempre nuova che accosta allo studio critico dell’autore un dialogo reale con i protagonisti del suo racconto, gli artisti. E così il progetto curatoriale che parte dall’indagine storiografica pubblicata nel volume, si sviluppa ed evolve in più di un allestimento (il primo a Senigallia a Palazzo Del Duca, nelllo scorso novembre) di cui Bonomi si prende cura personalmente.

Non lascia nulla all’incuria o al caso Giorgio Bonomi anche nella realizzazione della sua mostra inaugurata giovedì 21 febbraio nell’elegante spazio espositivo del Centro Luigi Di Sarro a Roma, in zona Prati. Da buon curatore, che si rispetti, Bonomi sceglie accuratamente e secondo una precisa logica dove e come allestire ogni opera della sua mostra, presentando al pubblico capitolino ben 36 opere tratte dal suo volume. In dialogo con alcuni degli artisti stessi che hanno preso parte all’allestimento, traccia nello spazio un percorso di senso suggestivo, nelle sue valenze estetiche, linerare e, soprattutto, in grado di aiutare lo spettatore/lettore alla comprensione del suo studio. Le opere si susseguono infatti mediante un ordinamento capace di rispettare la suddivisione dei capitoli del libro, ma allo stesso tempo di confrontarsi con le peculiarità spaziali della sede e con gli aspetti estetici di ciascuna opera.

Rivka Spizzichino, [K], 2012

Rivka Spizzichino, [K.], 2012

La mostra si apre con un omaggio ai maestri, Maria Mulas e Luigi Di Sarro, anche padrone di casa, nonché sperimentatore per antonomasia che ha saputo, da vero precursore, coniugare la scienza medica con l’arte, declinando l’insolito connubio in molteplici forme estetiche, tra cui l’autoscatto. Nelle tre sale del Centro Di Sarro a Prati la mostra sviluppa così nello spazio l’indagine di Bonomi, presentando le opere fotografiche di 28 artisti in sette mini sezioni capaci di ricostruire visivamente il senso dell’intera ricerca.

Al corpo come modernità,è dedicata la prima sezione, che ospita le opere di Natascia Becchetti, Maurizio Cesarini, Alessio Larocchi, Sara Spizzichino, Antonio D’Agostino ed Emiliano Zucchini. Opere in cui, ci dice l’autore, gli artisti cercano di fissare il proprio corpo e il proprio io, per conoscere se stessi, anche per un solo attimo, limitando l’estrema trasformazione che la vita opera sull’uomo e sulle cose, oppure evidenziandone l’ineluttabilità.

Werther Germondari, Il bondito bandito dal mondo dei banditi, 2012

Werther Germondari, Omolog’azione, 2012

 Seguono le opere degli artisti che sembrano sfuggire dalla propria identità ed dal proprio corpo reale, Il travestimento del corpo è per Isabella Bona, Virginia Panichi e Mona Lisa Tina, un altro modo per ritrovare se stesse. Stefania Beretta, Anna Maria Gioja, Federico Nardelli ed Elettra Ranno sono invece per Giorgio Bonomi artisti che usano l’autoscatto per narrare il proprio corpo. Essi, ci dice il curatore, ottengono così una serie infinita di “sé” e di “altri da sé”, spesso identificati con stereotipi e come tali derisi e criticati o assunti come momento necessario delle proprie pulsioni per godersele o liberarsene.

 Il corpo messo a nudo, anche è la sezione che omaggiando Marchel Duchamp, presenta le opere di artiste Daniela Perego e Andreina Polo, le quali usano l’autoscatto per mostrare un corpo nudo, intriso di tutte quelle significazioni sottese alla pura e semplice nudità.

Alcuni artisti invece, pur lavorando con il proprio corpo lo celano, anche solo in parte, presentando tracce e frammenti del sé, attorno a questo aspetto dell’autoscatto la quinta sezione della mostra (e del libro) Il corpo assente propone, tra gli altri le opere di Marina Bruni, Anja Capocci, Isabella Falbo, Tea Giobbo e Valentina Parisi.

Ma il corpo, ci ricorda l’autore è anche uno strumento di dichiarazione e denuncia politica, sociale o semplicemente esistenziale che a volte assume toni e colori del vero scandalo. Questo l’uso che ne fanno nelle loro opere alcuni degli artisti della mostra come Werther Germondari, Caterina Notte, Rivka Spizzichino.Chiude la mostra una sezione dedicata al corpo come sperimentazione, alludendo non solo alle tecnologie utilizzate, ma soprattutto al prodotto finale, un’immagine nuova, inedita sperimentale come quelle di Marina Buratti, Lucia Gangheri, Alessandra Tescione.

 

GLI ARTISTI

Natascia Becchetti – Stefania Beretta – Isabella Bona – Maria Bruni – Marina Buratti – Anja Capocci -Maurizio Cesarini – Antonio D’Agostino – Luigi Di Sarro – Isabella Falbo – Lucia Gangheri -Anna Maria Gioja – Werther Germondari – Tea Giobbio – Alessio Larocchi – Maria Mulas – Federico Nardelli – Caterina Notte – Virginia Panichi – Valentina Parisi – Daniela Perego – Andreina Polo – Elettra Ranno – Rivka Spizzichino – Sara Spizzichino – Alessandra Tescione – Mona Lisa Tina – Emiliano Zucchini

 

LA MOSTRA

Centro Luigi DI Sarro

via Paolo Emilio 28 – 00192 Roma

dal martedì al sabato 16 -19

info@centroluigidisarro.it

06/3243513

 

Immagine di copertina: Federico Nardelli, Extreme Photographers, We Who Stand Alone Satified, 2010

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