Helga Vockenhuber. L’ANIMA TROVATA

 

HELGA VOCKENHUBER, l’anima trovata

a cura di Giuseppe Cordoni
19 gennaio – 3 marzo 2013
Chiesa di Sant’Agostino e Piazza Duomo Pietrasanta (Lu)

C’è tempo fino al 3 marzo per immergersi nell’atmosfera spirituale di Pietrasanta, realizzata dalla scultrice austriaca Helga Vockenhuber, che con la mostra L’anima trovata cattura il passante distratto di Piazza Duomo e lo trascina nella prospicente chiesa di Sant’Agostino, dove non potrà esimersi dal contemplare. Con la sapiente e meticolosa cura di Giuseppe Cordoni la mostra, iniziativa dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Pietrasanta, è un viaggio nell’intimità dell’inconscio che approda in un ritorno all’origine del sentire.

 

Quando il curatore fa il suo mestiere con passione e sapienza si vede, eccome!

Questo il caso della mostra in corso a Pietrasanta nella già suggestiva sede di Piazza del Duomo dalle atmosfere quasi metafisiche e della Chiesa di Sant’Agostino, cornice straordinaria per il contemporaneo. Non c’è mostra infatti che non riesca alla perfezione in questa prestigiosa sede. E con L’anima trovata dell’austriaca Helga Vockenhuber, l’Assessorato alla Cultura del Comune di Pietrasanta mette a segno un altro indimeticabile successo.

DSCN4818Le monumentali sculture in bronzo dell’artista nata a Monsee nel 1963 non restano inosservate anche al turista più distratto. Occhi chiusi e bocche serrate si impongono allo spettatore in tutta la loro possenza e lo trascinano a chiedersi il perchè di un segno così evidente nella città.

Un segno-emblema di uno stato di necessità, quello a cui è invitato lo spettatore. Chiudersi al mondo per potersi aprire a se stessi ed alla propria intimità. Ed è proprio da questa possenza a livello plastico, che le opere trasmettono, semisimbolicamente, quello stato di calma e di pace interiore indispensabile ad ognuno per raggiungere la propria anima.

Dall’evidente contrasto tra una figurazione data da bocche chiuse ed occhi dormienti ed un contenuto ai limiti dell’onirico, nasce uno straordinario dialogo tra le sculture e lo spettatore, pronto a mettere da parte ogni pensiero per contemplare. La mostra infatti invita, come una sorta di “sacra rappresentazione”, ad una profonda riflessione sulla propria esistenza, anche attraverso l’accompagnamento poetico con il quale sono esposte le opere.DSCN4811

Giuseppe Cordoni, curatore della mostra, infatti non ha lasciato nulla al caso. Con una forte identità visiva ha tracciato nello spazio un chiaro percorso di senso che, come una poetica iperbole accompagna alla visita.

Simulacri di una condizione universalmente riconosciuta, le grandiose statue in bronzo della Vockenhuber realizzate con uno stile semplice ed essenziale, si impongono allo sguardo ed impongono un messaggio a cui è molto difficile, se non impossibile, sottrarsi. Silenzio, calma, contemplazione. Parlano un linguaggio universale le sculture della Vockenhuber riassumendo lineamenti e fattezze comuni ad ognuni uomo, così come testimoniano La Nuova Eva, ed Il Nuovo Adamo nella loro straordianria intensità poetica. Tratti fortemente marcati, ma armonici al contempo, capaci di imporsi, ma con eleganza e sobrietà. Uno stile sublime quello dell’artista, capace di sintetizzare, in pochi tratti, un contenuto universale ed onnicomprensivo come quello dello Spirito.

Ma i segni disseminati nella Piazza del Duomo, non sono altro che una preparazione emotiva al resto del percorso espositivo nella straordinaria Chiesa Di Sant’Agostino, dove si raggiunge l’acme della suggestione, complice anche lo scenario -  dai natali Trecenteschi di cui serba ancora traccia – della Chiesa, estraneo ai canoni del White Cube contemporaneo.

Altari del XV e XVI secolo dialogano infatti con le sculture – installazioni di bronzo della Vockenhuber mentre l’atmosfera di penombra aiuta lo spettatore al raccoglimento. Come delle epifanie le monumentali statue rompono il buio mediante una luce calda che illuminandole traccia con sublime sobrietà, il percorso fisico e spirituale.

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Ad accogliere lo spettatore all’ingresso, Apatheia, l’altalena della vita, un omaggio alla condizione femminile, custode del segreto della vita in uno stato di pacatezza e totale abbandono. Davanti all’arco gotico del coro, si impongono i meditanti, sette busti, espressioni della diversità universale, raccolte in religioso silenzio quasi a prefigurare quel ritrovamento dell’anima a cui allude l’artista.

Accompagnano la visita didascalie e pannelli esplicativi dell’intero lavoro dell’artista che, a cavallo tra due culture, vive e lavora tra la città natale e Pietrasanta, dove da anni ha intrapreso un rapporto creativo con la Fonderia Del Chiaro. Ma è il catalogo che completa l’opera, in ogni senso, dove oltra alla presentazione del Sindaco Domenico Lombardi che approfondisce il lavoro di Helga Vockenhuber ed il saggio critico del curatore Giovanni Cordoni, le Poesie dell’artista accompagnano le immagini e contribuiscono al chiarimento della sua ricerca estetico-spirituale.

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