Antonio D’Agostino retrospettiva 1960 -2009

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Date/Time
Date(s) - 01/03/2013
18:00 - 21:00

Location
Rocca Roveresca

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d'agostinoRicerca e sperimentazione, rifiuto di ogni costrizione, ribellione e denuncia fanno di Antonio D’Agostino un artista spericolato, un’utopia operante.
Nato nel 1938 a Catanzaro, fin dalla fine degli anni ’50 utilizza nuovi materiali (Nastro, 1957/58 e Totem, 1965), sperimenta performances (270 mc d’aria insacchettati, Proposta per una ibernazione, 1968) e gestualità, persegue con gli schermi luminosi la ricerca di un’analisi della visione e di una possibile progettualità.
Nelle sue “gabbie” degli anni ’60 è particolarmente evidente l’ambiguità percettiva resa attraverso una prospettiva alterata che guarda alle nuove ricerche sulla percezione visiva e allude contemporaneamente al rifiuto di una costrizione culturale e sociale.
All’inizio degli anni ’70 D’Agostino rifiuta ogni dato aprioristico e sperimenta quelli che lui chiama “intonaci” avvicinandosi alla ricerca che in quegli anni si stava affermando come “pittura analitica”. In queste opere “il processo che porta alla costruzione della forma viene mostrato e quindi demitizzato” (Antonio Socal, 1973), le regole che portano alla costruzione sono preminenti rispetto al risultato fino a costituire esse stesse l’opera.
L’interesse dell’artista si rivolge fin dal 1963 anche verso il cinema. D’Agostino realizza filmati in super 8 e 16 mm (Chiaro e Scuro, 1963) e negli anni ’70 molti videotape.
Nel 1977 partecipa all’avventura della Cooperarte, cooperativa di artisti che cercava di esplorare nuove forme di rapporto e di confronto con il pubblico. Ne facevano parte anche Carla Accardi, Getulio Alviani, Carmelo Cappello, Gianni Colombo, Emilio Isgrò, Carlo Nangeroni, Mario Nigro, Luca Patella, Achille Perilli, Concetto Pozzati, Mimmo Rotella, Giulio Turcato e Nanda Vigo.
Molti gli eventi importanti a cui D’Agostino partecipa tra i quali: “XXXVI Biennale” di Venezia e “Documenta5” di Kassel nel 1972, “Art Basel” nel 1975, IV VI e VII “CAYC International open Encounter on video” a Buenos Aires, al Museum of Contemporary Art di Caracas e alla Fundaciò Joan Mirò di Barcellona dal 1975 al 1977, “Attendance in person – Video Art” al Gugghenheim Museum di New York e al Museum of Modern Art di Tokyo nel 1977, Festival di Cannes e di Taormina nel 1979, “Performance CAYC” al Beaubourg di Parigi nel 1980.
Nel 1978 concepisce il film La cerimonia dei sensi che denuncia l’assetto politico e sociale dell’epoca e dà una personale interpretazione di quei drammatici anni che vanno sotto il nome di “anni di piombo”. In Italia il film attira forti critiche e la censura, mentre nel 1979 in Francia riscuote grande successo al festival di Cannes.
L’artista, Icaro dalle ali bruciate, decide di scomparire per 26 anni negandosi all’apparire e al mercato, ma non ad una continua ricerca e sperimentazione dei mezzi non tradizionali. Questa sua sparizione volontaria dalla scena artistica italiana viene anticipata nel 1979 da un comunicato video, realizzato con Pierre Restany, dal titolo Una sparizione annunciata, che conclude il primo fervido periodo della sua vita.
Si trasferisce quindi da Venezia a Parigi dove dal 1980 al 2006 continua a dedicarsi al cinema e alla videoarte, collaborando con Truffaut al film La peau douce, con Caillat per Un amore scombinato, con Trintignan e altri.
Collabora inoltre con Rai Sat e Rai 3 alla realizzazione di video e documentari, spostandosi di continuo tra Francia, Inghilterra, Spagna e Italia.
Nonostante la lontananza coltiva l’amicizia e collaborazione con Alfonso Gatto e Pier Paolo Pasolini, i quali hanno partecipato alla stesura del soggetto del film Complicity, che uscirà molti anni dopo, nel 1995.
Questo suo allontanamento dall’ambiente dell’arte è dovuto alla raggiunta consapevolezza che l’arte non riesca ad incidere in una società in cui “l’uomo è sempre più schiacciato e prevaricato da una massiccia mercificazione di cose e persone” (Maurizio Cesarini, 2009).
Nel 2006 rientra a Roma e riprende l’attività artistica realizzando alcuni video di grande interesse (Metamorfosi, 2006 e Fetus, 2009) e ottiene ancora notevoli riconoscimenti con la partecipazione alla mostra itinerante a cura di Bonito Oliva dal titolo “Il gioco è fatto” al Museo Vostell di Malpartida (2007), al Museo Arte Contemporanea di Cordoba e di Siviglia (2008).
Questo suo ritoorno all’arte è motivato dal desiderio di continuare il contributo che gli amici Mimmo Rotella, Raymond Hains, Pierre Restany e altri, avevano interrotto con la loro morte.
Nel 2007 è presente alla mostra “La collezione Esso” presso la GNAM di Roma e a “Videozoom”, Sala Uno, Roma; nel 2010 partecipa alla “Biennale Fluxus” all’Auditorium di Roma a cura di Achille Bonito Oliva presentando le foto realizzate negli anni ’70 durante le performances di Nam June Paik e Giuseppe Chiari.

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