Cancelli, non confini. Morden Gore stupisce a Macerata

Una nuova forma di street art dona un nuovo volto a uno dei sottopassaggi del centro di Macerata. L’artista Morden Gore torna a stupire i cittadini maceratesi con un’opera originale ed interattiva. Un esempio di come è fondamentale finanziare le giovani idee per il miglioramento dello spazio cittadino.

Spazio pubblico, estetica e valorizzazione del territorio. Oramai si assiste ad una sempre maggiore diffusione della Street Art come pratica espressiva capace di innescare un’inedita connessione fra arte e territorio. Legale o illegale, sta modificando il volto delle città italiane ed internazionali, con modalità diverse rispetto ai più tradizionali approcci dell’arte contemporanea.

Come riconfigurano il loro aspetto i centri cittadini, conquistati da un’invasione urban che si propaga principalmente dalle periferie? Che forma assume il rapporto tra l’artista e la parte umana del territorio, quella che vive i suoi spazi e costruisce il suo immaginario e i propri simboli?

Morden Gore è riuscito a stabilire una forte interconnessione fra questi elementi, dando vita ad un’opera urbana in grado di interpretare le specificità del luogo in cui sorge. Cancelli, non confini nasce come intervento di riqualificazione del sottopassaggio pedonale che collega Piazza dell’Annessione, e i suoi storici Cancelli, alle zone limitrofe, ricreando un’area piacevole e luminosa agli occhi dei passanti.

Non si è più al cospetto di gigantesche raffigurazioni o dei graffiti tipici dei writers, ma si è immersi in un giallo intenso in cui quattro enormi frasi fluttuano sospese in lunghi corridoi, apparentemente senza fine. E quattro sono gli idiomi che esprimono lo stesso concetto: l’italiano, l’inglese, lo spagnolo e il cinese per affermare che i cancelli di una città non sono barriere o delimitazioni che circoscrivono un luogo, bensì strutture aperte a chiunque voglia vivere una città nel rispetto e nell’unione come esseri umani di un unico Paese.

Interessante è l’aspetto ludico che quest’opera mostra: ad un primo sguardo appaiono lettere distorte, prive di logica e proporzione, disarmoniche nel complesso visivo. Tuttavia solamente da un unico punto di fuga diviene possibile scoprire l’intera frase e coglierne il senso velato. Una sorta di anamorfosi ottica che il passante è invitato ad individuare e fotografare.

La locuzione “Cancelli, non confini” racchiude in sé un senso di immediatezza, sia per la sua semplicità comunicativa, sia per il significato pungente e ironico che esprime. La scelta delle lingue non è casuale, diviene emblematica degli avvenimenti odierni, è una chiara testimonianza della necessità di cambiamento culturale e di una maggiore integrazione sociale.
Macerata diviene portatrice di queste esigenze, culla di un progetto artistico che ha ragion d’essere nell’interpretazione del territorio e del relativo contesto storico.

Così l’emergere di un nuovo mecenatismo che affida a giovani artisti la commissione di opere pubbliche cittadine impone di considerare l’eventualità di una possibile metodologia scientifica per la conservazione e tutela dei lavori creati nel tessuto urbano. Il futuro è nell’identità, nella ricerca della memoria e nella volontà di testimoniare le nuove forme d’arte che implementano il patrimonio culturale nazionale.

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