Ashenden o l’agente inglese

ASHENDEN O L’AGENTE INGLESE
W. Somerset Maugham
Prima pubblicazione 1928
Edizione del 2008
Adelphi Edizioni
Numero pagine 277

“Era spesso alquanto stanco di sè, e lo divertiva essere per un po’ soltanto una creazione della facile inventiva di R. L’esperienza appena vissuta stuzzicava il suo acuto senso del ridicolo. R., certo, non ne aveva visto il lato comico, perchè il suo umorismo, quel tanto, era di indole sardonica, e non gli riusciva facile far buon viso a una burla compiuta a sue spese. Per quello occorreva aver la capacità di guardarsi dall’esterno e di essere al tempo stesso attore e spettatore nell’amabile commedia della vita.”

 

Ecco a voi la disincantata sornioneria del personaggio terribilmente inglese – mi sia permessa questa iperbole nella sua accezione scherzosa – Ashenden: scrittore di illustre fama al quale, per le amabili e talvolta tragiche contingenze della vita, viene offerta la possibilità di entrare nei servizi segreti di Sua Maestà britannica.
Non si lascia sfuggire l’occasione e accetta un  po’ per senso patriottico, ma soprattutto perchè la sua voce interiore di scrittore gli suggerisce che sarebbe un’ottima opportunità per osservare da vicino a che punto è arrivata la vita.
E così, fin dalla prima missione lo vediamo alle prese con tutta la ricchezza e bassezza dell’umanità che l’orbe terracqueo possa offrire durante la I° Guerra Mondiale. Come un gatto libero e indipendente, ma dotato di una sua fortissima convenzionalità – in certi casi non guasta averla – si aggira tra alberghi di lusso e infime bettole per tutto il vecchio continente devastato.
La sua analisi da agente segreto, ma prima di tutto di scrittore, è impietosa e non manca mai una battuta sarcastica sui difetti o pregi delle varie nazionalità delle persone con cui si trova a che fare. Un personaggio del romanzo, fiero della sua superiorità ontologica germanica, riguardo ad un pezzo per piano di Debussy afferma: “ Musica decadente di una nazione decadente” e poi rimane stupefatto che gli inglesi, nella loro grossolanità, siano ottimi poeti.
Sono luoghi comuni ed il libro ne è inzeppato in ogni dove. Questa è una critica ed è vera e potrebbe essere il punto debole di tutto il romanzo; ma il lepido Maugham sa il fatto suo su come dosare le proporzioni e alla fine, detta in tutta franchezza, ottiene buoni risultati e a tratti fa anche sorridere, nonostante il palcoscenico sul quale si muovano i personaggi sia infiammato dalla brutalità della guerra.
Per come siamo abituati oggigiorno a vedere sul grande schermo gli agenti segreti – il libro è stato pubblicato per la prima volta nel 1928 – è comico immaginarli intenti a fare il bagno nella vasca e notare il loro disappunto sul fatto che il rubinetto non sia ammodo come tutti gli altri. Ma non essendo bravo come Maugham dirò banalmente il mio luogo comune: la vita supera la finzione come la finzione supera la vita. Con questo voglio dire che i confini sono talmente labili e intrecciati tra di loro che è impossibile districarli. Alessandro Magno a questo proposito avrebbe una sua teoria…zac e via! La vastità e bellezza di tutto quello che ci circonda rende per assurdo che sia coerente che, un moderno agente segreto – appariscente o meno non conta – così come un giornalaio (007 anche lui) calmo e placido nella piazzetta sotto casa o uno scrittore sagace, possano esprimere dubbi sulla loro doccia se sia o meno adeguata come tutte le altre.
Per concludere, il romanzo offre spunti per battute brillanti se siete ad una cena conviviale e non volete sfigurare. A me è servito per trovare validi argomenti a giustificazione di alcune mie condotte. Ma di questo sono certo non vi interesserà sapere ulteriori dettagli a meno che non siate spie ma allora già sapreste tutto.

P.S.: Dimenticavo le questioni più importanti da dirvi, ovvero del buono e sano gossip. Maugham non fece mai mistero di essere stato realmente per lungo tempo un agente segreto inglese. Pare che ad un certo punto lo abbiano mandato in Russia per scongiurare la rivoluzione di Ottobre del 1917 e mantenere così il paese in guerra. Misteri delle nazioni… Un certo Ian Fleming si ispirò a lui come scrittore per inventare il suo celebre James Bond. Se così fosse, a buon diritto potremmo considerare Ashenden come il nonno letterario di James. Ma è risaputo che all’uomo moderno piaccia complicare le cose e così alcuni informatori sostengono che in realtà il vero ispiratore fu il gagliardo fratello Peter. Il quale con i suoi avventurosi reportage dai posti più impervi del mondo scriveva libri di grande successo e che instillarono nel giovane Ian la voglia di emularlo.

Ma anche qui misteri…ed io non faccio la spia!

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