artisti@Roma#1 – GIORGIO GALLI

artisti@Roma#1 – GIORGIO GALLI

di Chiara Ferrara e Andrea Natale

Abbiamo incontrato l’artista Giorgio Galli nel suo studio situato nella zona di Monte Giove, a Genzano di Roma. Circondati da dipinti, foto, appunti, strumenti, oggetti, in un’atmosfera sospesa tra arte e ricordi, ricordando e immaginando il futuro, il nostro viaggio ci ha portati stavolta a contatto con la storia, e con la storia dell’arte, ma sempre col pensiero rivolto al futuro.

Giorgio Galli è nato a Roma dove vive e lavora. Da giovanissimo frequentava l’ambiente artistico romano, conosceva Schifano, Angeli, Festa, ma al contrario dei giovani della Scuola di Piazza del Popolo, orientati verso uno stile pittorico basato sul figurativo, riscopre i metodi artistici degli antichi riadattandoli a temi contemporanei. Nel 1977 fondò il movimento artistico della Neoastrazione Romana. Pittore, Maestro infioratore, realizza anche installazioni. Dipingere è per lui un rituale in cui materiali classici e contemporanei si fondono trasmutandosi in opere fatte di cenere, carbone, polveri. Componendo collage e assemblage di giornali e altri materiali anche tridimensionali, ottiene come risultato opere la cui resa estetica sembra rispecchiare la stratificazione di un muro, ed allo stesso stesso tempo della città di Roma in particolare. Ma anche l’Europa, o il mondo intero. Ama costruire lo spazio come se il soggetto dell’opera fosse un paesaggio, all’inizio del suo percorso si dedicava infatti soprattutto a questa tematica. Ha esposto anche all’estero, ad esempio in Brasile, Perù, Giappone, Argentina.

L’artista ci ha parlato di alcuni tra i momenti più significativi della sua vita. Uno di questi è stato la prima visita alla Sacrosanta Cattedrale Papale Arcibasilica Romana Maggiore del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista al Laterano, madre e capo di tutte le chiese della Città e del Mondo – in breve San Giovanni in Laterano - cattedrale della diocesi di Roma, la più importante ed antica Basilica d’Occidente. Dentro ha visto per la prima volta numerose opere, tra queste alcune realizzate con le stesse tecniche esecutive successivamente utilizzate anche da lui.

Una tra queste tecniche è l’affresco, che consiste nel dipingere sull’intonaco fresco, cioè prima che si asciughi, in modo da incorporare chimicamente i pigmenti favorendo una conservazione a lungo termine. E’ una tecnica antichissima che non ammette ripensamenti in fase esecutiva.

Un’altra è l’encausto, che a differenza dell’affresco può essere praticato, oltre che sul muro, su supporti di diverso tipo: pietra, legno, terracotta, etc. Per dipingere si utilizzano pigmenti mescolati ad un particolare tipo di cera molto fluido, la cera punica, mantenuti liquidi dentro un braciere, che vengono poi stesi e fissati sul supporto con degli arnesi di metallo detti cauteri o cestri.

Un’altra tappa fondamentale fu l’incontro con le opere di Mario Mafai (1902-1965). Artista di fama internazionale, Mafai era il fulcro del gruppo definito dallo storico dell’arte Roberto Longhi Scuola romana o Scuola di Via Cavour: non si trattava di una scuola nel senso convenzionale, bensì di un gruppo eterogeneo di artisti accomunati dalla frequentazione della casa-studio di Mafai, punto di ritrovo per l’appunto di artisti e letterati del tempo tra cui, tra gli altri, ricordiamo il poeta e scrittore Giuseppe Ungaretti, l’artista e scrittore Gino Bonichi in arte Scipione, lo scultore e pittore Renato Marino Mazzacurati, il poeta, critico e narratore Libero de Libero e la pittrice e scultrice Antonietta Raphaël (la moglie di Mafai). Longhi scrisse a tal proposito «Un’arte eccentrica ed anarcoide che difficilmente potrebbe aderire tra noi, ma che è pur un segno da notarsi, nel costume odierno» (citazione tratta da L’Italia Letteraria del 7 aprile 1929).

Un altro momento importante per la vita e per l’arte di Giorgio Galli è l’infiorata, una manifestazione per cui si realizza l’allestimento di un tappeto floreale lungo tutto il percorso della processione religiosa del corpus domini. L’ infiorata di Genzano esiste da più di tre secoli. Per comprendere meglio il modo in cui la popolazione vive questo evento riportiamo questa poesia

Purtroppo, er giorno doppo

è segnata la sorte
de l’Infiorata:
corolle morte su la via.
De botto,
giù da Santa Maria
del la Cima se sfregna una cascata
de regazini: un fiotto de majette
color ginestro, sàusa, turrena,
papavero, bluette
e arriva fino in piazza.
Una infiorata viva 
(Mario dell’Arco, Poesie)

Nella tecnica di Galli non manca il riferimento all’arte primitiva: le pitture rupestri ovvero i disegni, i dipinti e le incisioni realizzate dagli uomini primitivi nelle grotte, che hanno un’importanza storica e culturale oltre che artistica immensa. Non di rado tali dipinti, che ben poco hanno di primitivo – se si intende unicamente l’accezione negativa di questo aggettivo – presentano effetti tecnici di tridimensionalità, prospettive insolite, e una maestria tecnica indubbia.

Giorgio Galli è stato anche insegnante. Ci ha raccontato quanto questo mestiere sia difficile, ricordando che lo studio della storia dell’arte non può prescindere da alcuni artisti che segnarono l’inizio di un cambiamento espressivo, citando alcuni esempi emblematici: per Giotto (1267-1337) si trattava dell’invenzione di una primitiva prospettiva e per Malevič (1878-1935) della teorizzazione della pura sensibilità plastica (che diede origine al Suprematismo).

Abbiamo scoperto com’è nata l’opera Mi sussurra alzati (2012), creata per la mostra Oltre la notte – Artisti Romani per il Divino Amore (20 ottobre 2012 – 2 giugno 2013) a cura di Gabriele Simongini, Carlo Fabrizio Carli, Tiziana D’Acchille, ideata dalla Fondazione Crocevia di Alfredo e Teresita Paglione, tenutasi nella Sala Mostre del Nuovo Santuario del Divino Amore. La mostra ha visto la partecipazione di una trentina di artisti che si sono cimentati nella realizzazione di un’opera a tema. Tra questi, oltre a Giorgio Galli, ricordiamo Giovanni AlbaneseBruno CeccobelliGiosetta Fioroni.

La Madonna del Divino Amore è venerata in numerosi luoghi all’interno del territorio romano. Ma il luogo più significativo si può ammirare nel Santuario della Madonna del Divino Amore, è la sala con migliaia di ex voto: molti sono un segno di riconoscenza alla Madonna per una «grazia ricevuta», altri invocano aiuto e protezione.

Rielaborazione digitale di Chiara Ferrara

Prima di andare via, abbiamo lasciato con piacere una traccia nel muro che l’artista ha deciso di dedicare alle frasi delle persone che hanno avuto, come noi, la fortunata occasione di poter visitare il suo studio:

Ora che la miniera siamo noi, il viaggio continua, ed è importante più il percorso della meta  (Alba Kia).

Film consigliati  ”Il figlio dell’altra” di Lorraine Lévy (2012) e “La tigre e la neve” di Roberto Benigni (2005).

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