Antonella Zazzera

ANTONELLA ZAZZERA

di Claudia Bottini

Siamo andati a conoscere Antonella Zazzera. La natura che ci circonda nella sua casa di Todi la ritroviamo nel suo studio. Cortecce curve, nidi di uccelli, pezzi di legno, sassi con infiniti segni che attraversano la pietra o piccoli e delicati resti, scheletri vegetali, foglie che lentamente hanno consumato la lamina per lasciare in evidenza il sottile disegno delle venature.

 

Antonella ricerca da sempre il “segno-traccia” dove avviene, ci dice, “la fusione massima dell’io con la materia artistica”, con la natura. Questo rapporto così intenso è evidente nei Naturalia, 2012, fili di alluminio smaltato piegato, plasmato a forma di nido.

Antonella Zazzera, foto Lorenzo Rossi

Antonella Zazzera, foto Lorenzo Rossi

L’evoluzione, il mondo è frutto di una continua “sedimentazione”, un termine che Antonella ripete spesso, perché è il processo attraverso cui nascono nel 2004 gli Armonici, le sue sculture composte di fili di rame.

Il suo percorso artistico inizia da piccola quando dice “da grande farò la pittrice”, riproducendo a matita i disegni del Caravaggio, sempre affascinata dal contrasto buio luce. In Accademia a Perugia si diploma in pittura ma realizza anche le sue fotografie (Cibachrome, 1999), il mezzo diventa la vetronite, materiale composto da rame e vetro, lo incide, lo graffia e poi fotografa quei nuovi segni, forme misteriose ed energiche.
Del 1997 sono i Rilievi, moduli rettangolari in legno, ricoperti in gesso ed incisi con le sue linee. Nasce allora l’esigenza della tridimensionalità, di materializzare il segno pittorico con la serie delle Madri Matrici, dipinti realizzati su una tela ricoperte da un denso strato di colle, catrame gesso e pigmenti. Da queste, crea i Frammenti, piccoli calchi in gesso che portano impressi i segni che costruiscono la figura delle tele.

La sua ricerca si spingerà oltre, con gli Armonici, cercando di combinare colore-linea e luce. La soluzione sarà quella di usare un materiale vivo, che trasmette energia, il rame. La sua “tavolozza” sono una varietà di bobine di fili di rame di colori e consistenza diversa, che “sedimenta”, grazie a speciali telai. Quasi come armature, i telai sostengono la scultura nel lento processo artistico. Finito il lavoro, si tolgo i chiodi e l’opera viene come liberata e prende forma definitivamente. Un’arpa-telaio dove non c’è né trama né ordito, né intreccio ma un disegno preciso al di sopra del quale sovrappone i suoi fili. Mentre lavora Antonella ascolta le vibrazioni del suono del rame, onde sonore, che ci dice, vorrebbe poter registrare. I bianchi fili di rame delle Cellulose (2011, cellulosa, gesso e fili di rame), “nati osservando la neve che per sedimentazione si deposita sui rami”, ancora racconta “possono essere un pentagramma dove un musicista può creare mettendo li le sue le note”.

Il filo di rame nelle sculture della Zazzera è vibrazione sonora ed espressione universale di un raggio di luce, che si moltiplica infinitamente perdendo la sua consistenza. Il volume conquistato lentamente nel processo di sedimentazione amplifica i riflessi luminosi anche grazie all’uso di fili differenti.

Un reticolo di strutture cromatiche sovrapposte che vanno a reinventare lo spazio, una tessitura composta di linee, che come osserva Antonella, “possono ricordare i dipinti di Dorazio”, il maestro dell’astrattismo romano che proprio a Todi si era trasferito nel 1974. Giuseppe Ungaretti nel 1966 scrive di Dorazio: “In quei suoi tessuti o meglio membrane, di pittura uniforme quasi monocroma e pure intrecciata di fili diversi di colore, di raggi di colore, s’aprono, dentro i fitti favi gli alveoli custodi di pupille pregne di luce, armati di pungiglioni di luce” (da Un intenso splendore). Non si può non pensare alle opere della Zazzera.

Anche l’artista, Antonella Zazzera, scrive poesie, una, del 2005 s’intitola La luce:

Antonella Zazzera, foto Lorenzo Rossi

Antonella Zazzera, foto Lorenzo Rossi

La Luce

Luce generatrice…
Energia vitale;
elemento trasmutante
che lentamente tesse le forme,
ne origina la vita.

Vibrante materia,
carica di percezioni sensibili,
intuite e filtrate,
si concretizza in forme essenziali,
primordiali.

Luce che plasma
le superfici dinamiche,
originate da esasperate ritmiche.

 

Un continuum…

che ne esalta l’essenza,
la purezza, il cromatismo.

La Luce vivifica Armonico
L’Essere unico in sé, unico in tutto.

Da  “L’opera d’Arte è l’Artista”

 Antonella Zazzera 11/2005

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Ognuna delle sue opere è carica della propria luce e della propria ombra, non ammettendo altri colori se non quelli originari della materia. Le Segniche del 2012, sonocome pennellate che disegnano un volo, l’ombra allungata sulla parete è la traccia del loro passaggio.
Opere che vivono solitarie nella luce, corpi unici, irripetibili, come le Ri-trattiche (2012) dalla forma ovale, che idealmente ritraggono il volto di chi le guarda.

“L’arte è una cosa sacra”, così ci ha detto prima di salutarci, “sacro è il lavoro dell’artista, le persone sono sacre”. Il suo linguaggio, le sue opere tutto riflette la sua grande profondità spirituale. È proprio vero, “l’opera d’arte è l’artista” e tutto è traccia della sua essenza.

Antonella Zazzera, foto Lorenzo Rossi

Antonella Zazzera, foto Lorenzo Rossi

Antonella Zazzera, foto Lorenzo Rossi

Bibliografia

- Federico Sardella,  a cura di, Antonella Zazzera, Armonici 2004-2008, Padova 2008.
- Giuseppe Appella, testo di, Antonella Zazzera, Trame, opere 2009-2012, catalogo della mostra (Galleria Ricerca d’arte, Roma, 30 ottobre-24 novembre 2012), Roma 2012.

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