Anime e Maschere di Andrea Pinchi

 

 

L’artista Andrea Pinchi ci accoglie nel suo luminoso studio nel centro di Foligno e ci racconta il suo lavoro.

 

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Le “anime” di Andrea sono il punto di partenza per un viaggio nella spiritualità e sacralità dell’essere umano e degli oggetti. Frammenti di stoffa, legno e ferro fanno da tramite per un altro mondo, come una piccola porta socchiusa dove il visitatore può e deve attraversare e perdersi per comprendere a pieno il significato del suo lavoro.

Una volta aperta e attraversata quella porta ti accorgi della capacità catalizzatrice delle sue opere: le sue anime e le sue maschere gridano immagini, visioni di una sensibilità in cui la storia del materiale utilizzato è solo un mezzo per amplificare il “sentire” dell’artista, che restituisce alla realtà più di quello che prende.

Gli scarti di una professione si caricano di altre emozioni, intuizioni e nuovi significati che l’autore carpisce da situazioni e persone, da un mondo questa volta non fatto di materia ma di luce intangibile. Perchè se è vero che l’oggetto, la musica e la materia sono centrali, è l’invisibile il vero protagonista delle sue opere.
Essere artista per Andrea vuol dire creare: un demiurgo che cerca di cogliere il più possibile da quella terra di mezzo che esiste tra la dimensione reale e spirituale.

 

 

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ANDREA PINCHI nasce nel 1967 in una nota famiglia di costruttori di organi, dove apprende e coltiva la passione per i materiali e la tradizione. Inizia a dipingere da bambino con il compagno della zia, il pittore genovese Nereo Ferraris (1911-1975). Tra il 1989 e il 1996 è in contatto con Aurelio De Felice (1915-1996). Dopo anni di attività celata al pubblico viene notato da Tiziana Fanelli, che lo propone nel 2011 al centro culturale “Zwinglihaus” di Basilea. Dopo questa prima mostra su invito del Comune di Foligno tiene la mostra “Organbuilding Rebirth Project” a cura di Maurizio Coccia all’interno del Museo di Palazzo Trinci. In questa circostanza il suo catalogo viene notato da Vittorio Sgarbi che lo sceglie per partecipare alla Biennale di Venezia-Padiglione Umbria/Palazzo Collicola di Spoleto a cura di Gianluca Marziani.
La partecipazione alla Biennale gli dà l’opportunità di farsi apprezzare dalla critica, dai colleghi e dal grande pubblico. Nel luglio 2011 viene invitato da Davide Pompili a partecipare alla mostra “6 in ART” presso la Dada Gallery” di Foligno. Inizia a collaborare con le gallerie Die Mauer di Prato, Il Canovaccio di Terni e Blackwall di Basilea, dove il 6 gennaio 2012 si conclude con successo la sua seconda personale in Svizzera.
Da giugno ad ottobre 2012 espone in Piazza della Libertà la scultura “David e Golia” in collaborazione con Cristiano Carotti e Alessandro Deflorio per la mostra “+50-Sculture in città” a cura di Gianluca Marziani per il Festival di Spoleto 2012. Partecipa a diverse collettive in Umbria e Italia con la collaborazione di gallerie e associazioni come Kora Diffusione Culturale, Sergio Coppi e Minigallery di Assisi.

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